Campo di Volo



Quella che voglio presentare è una proposta progettuale il cui obiettivo è individuare e definire il ruolo che i campi di volo potrebbero svolgere con successo per lo sviluppo del turismo e del territorio, per fare dell’Italia un polo di attrazione del turismo dell’aereomodellismo su scala europea.

Il termine “Campo di Volo” ha fatto la sua comparsa nel linguaggio aeronautico circa all’inizio degli anni ’80 a seguito del diffondersi dei velivoli cosiddetti “ultraleggeri”, chiamati così per distinguerli da quegli “aerei da turismo” che citavo prima. La particolarità normativa degli ultraleggeri era quella di non rientrare nelle norme stabilite dal codice della navigazione aerea ma di essere considerati degli “attrezzi sportivi volanti”2. Una distinzione, questa, che per analogia si potrebbe equiparare a quella esistente tra una barca e un windsurf. Gli ultraleggeri, in quanto “non aerei”, non potevano quindi usufruire, per il decollo e l’atterraggio, degli aeroporti propriamente detti ma dovevano utilizzare “qualsiasi area idonea avuto, ove occorra, il consenso di chi può disporre dell’area”3. Il termine “qualsiasi area idonea” ha quindi introdotto una terza categoria di aree per il decollo e l’atterraggio dei velivoli ultraleggeri che poteva essere un semplice campo sottratto temporaneamente all’uso agricolo.

Nel linguaggio aeronautico comune quest’area è stata definita “campo di volo”. Non c’è alcun obbligo da parte del gestore del campo di volo nei confronti dell’autorità aeronautica: non deve chiedere alcun permesso né la pista deve possedere particolari requisiti. Chiunque può ricavare sul proprio terreno una striscia di terra ed utilizzarla per il decollo e l’atterraggio degli ultraleggeri senza alcun obbligo se non il rispetto delle normative urbanistiche locali che sono di competenza comunale.